LA REPUBBLICA
2011.03.27
ROBERTO IOVINO
Zeffirelli torna nel 'suo' Carlo Felice
"Sono commosso all'idea di tornare a Genova. Ho vivo
in me il ricordo del vecchio Carlo Felice, una meravigliosa rovina. Lo guidava
una donna eccezionale, Celeste Lanfranco, e c'era un pubblico straordinario. In
condizioni inimmaginabili abbiamo creato grandi spettacoli. Si poteva contare
su cast eccezionali, perché artisti eccellenti accettavano con entusiasmo di
cantare in quel teatro". Ricorda così le sue lontane esperienze genovesi
Franco Zeffirelli, rispondendo al telefono dalla sua casa romana.
Il grande regista firmerà il 5 aprile prossimo al Carlo
Felice "Pagliacci" di Leoncavallo con la direzione di Fabio Luisi.
Sarà per lui un ritorno sotto la Lanterna, dopo quarantanove anni di
lontananza. Il giovane Zeffirelli era arrivato per la prima volta nel vecchio
teatro del Barabino nel 1956: "Firmai una "Carmen" bellissima
con Giulietta Simionato che aveva un vestito particolarmente vezzoso e
interpretò la sensuale protagonista in maniera così efficace da portare lo
scompiglio sul palcoscenico".
Negli anni successivi Zeffirelli ha diretto
"Rigoletto" con la Moffo (1957), "Don Pasquale" e
"Boris Godunov" (1958), "Barbiere di Siviglia" con Teresa
Berganza e Gino Bechi e "Trovatore" con Corelli e la Gencer (1959) e
poi fra il 1960 e il 1961 con Joan Sutherland ha affrontato "Lucia di
Lammermoor" e "Puritani" per congedarsi dal nostro teatro nel
1962 con "La figlia del reggimento": "Genova per me è stata una
grande scuola. Su quel palcoscenico ho imparato tutto quello che mi sono
portato poi dietro nella mia vita professionale. E alcune di quelle produzioni
le ho poi rifatte in America e in tanti teatri".
Parliamo dei suoi "Pagliacci". "L'opera di
Leoncavallo costituisce una grande tentazione per chi si occupa di lirica.
Nasce in una forma sbagliata, l'atto unico, che le impedisce di diventare
titolo di repertorio. L'abbinamento con un altro atto unico infatti la
penalizza. Io ho deciso di farne una rilettura molto forte, accesa, mettendola
in scena da sola. Ho esordito ad Atene, poi a Tel Aviv, a Mosca. Ovunque ha suscitato
entusiasmo".
Nella sua intensa carriera ha lavorato con grandi attori
(pensiamo a Liz Taylor, scomparsa qualche giorno fa) e cantanti (dalla Callas
alla Sutherland), dividendosi fra prosa, cinema, lirica. Cosa l'ha affascinata
di un genere piuttosto che dell'altro? "A me affascina l'idea di
raccontare una favola che faccia sognare il pubblico. E questo avviene nella
prosa, come nella lirica, come nel cinema. Bisogna saper emozionare.
"Pagliacci" lo sa fare anche nei confronti dei giovani. Quando lavoro
io penso sempre al mio pubblico. E certo la lirica regala una possibilità che
il cinema non può dare: il contatto diretto con la platea".
Ci sono opere che non ha fatto e che avrebbe voluto fare?
"Ripensando al mio catalogo direi di no. Ho fatto tutto Puccini ad
eccezione di "Manon Lescaut" perché l'aveva diretta già Visconti e
non mi volevo cimentare con il mio Maestro. Ho fatto tante
"Traviate"e poi Donizettie molto Settecento. Sono soddisfatto".
Cosa pensa della situazione dei Teatri? "Viviamo un momento davvero
difficile. Ma non solo in Italia. Anche il Metropolitan viaggia in brutte
acque. Sono stati fatti molti errori nelle gestioni teatrali. Speriamo che si
conservi l'amore per il teatro. Io ho avuto dal Governo l'autorizzazione a
portare avanti la mia Fondazione che ha una splendida sede qui a Roma.
Lavoreremo per i giovani, avviando una sorta di scuola delle arti e dello
spettacolo, con l'obbiettivo di avvicinare le nuove generazioni al nostro mondo
artistico".
Quando la vedremo a Genova? "Arriverò con molta
trepidazione per la prova generale. L'allestimento è solido, non ci sono
particolari problemi e io debbo ultimare la preparazione di uno spettacolo che
l'11 ottobre prossimo inaugurerà il nuovo teatro del Sultanato di Oman".