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IL TROVATORE    

Giuseppe Verdi (1813 - 1901)                                         
Opera in four acts in Italian
Libretto: Salvatore Cammarano from Spanish drama of the same tittle by Atonio Garcia Gutiérrez
Premièr at Teatro Apollo, Rome – 19 January 1853
21, 30 July - 03, 06, 09, 15, 18 August 1968                                       
Arena di Verona, Verona 

46. VERONA OPERA FESTIVAL

Orchestra e coro del Arena di Verona
Conductor: Franco Capuana
Chorus master: Giulio Bertola
Stage director: Sandro Bolchi
Scene and costumes: Nicola Benois

Count di Luna PIERRO CAPPUCCILLI baritone
Ferrando di Luna’s captain of the guard PAOLO WASHINGTON bass
Manrico a chieftain under the Prince of Biscay and reputed son of Azucena CARLO BERGONZI tenor
Duchess Leonora lady-in-waiting to the Princess of Aragon LEYLA GENCER soprano
Ruiz a soldier in Manrico’s service GIANFRANCO BERTAGNA tenor
An Old Gypsy BRUNO GRELLA baritone
Inez confident of Leonora MARIA ZOTTI soprano
Azucena a Biscayan gypsy woman ADRIANA LAZZARINI mezzo-soprano

Time: Fifteenth Century
Place: Biscay and Aragon

 Recording date

Photos © STUDIO FOTOGRAFICO E. BISAZZA, Verona








TICKET FOR A PERFORMANCE 

1968.08.09

OPERA MAGAZINE                                              
1968 June

IL PICCOLO                                          
1968.07.06

AVANTI                                                

1968.07.18  

LA STAMPA                                                

1968.07.23                                                                                         

AVANTI                                                
1968.07.24

OPERA MAGAZINE                                              
1968 September (Autumn Issue)

THE TIMES                                               
1968.09.11  

STELLE DELL’ARENA

1988
REMO SCHIAVO (PANDA EDIZIONE PADOVA)

Leyla Gencer

Fu davvero, come scrisse un pungente critico, la Callas dei poveri? Sì e no. L'aver scelto esattamente lo stesso repertorio della Callas, quello del soprano drammatico di agilità, la poneva inevitabilmente a confronto con quella che era la diva del momento. E poiché i teatri della Gencer non crano quelli della Callas, nacque quello strano appellativo perché parevano diversi i pubblici che applaudivano le due primedonne. I confronti sono sempre spiacevoli ed inutili: la Callas e la Gencer avevano in comune solo una parte del repertorio per il resto diverse le voci, diverso il carattere, diversa bla recitazione.

La Gencer non aveva una figura, come si suol dire, statuaria e impo- nente: era ben proporzionata ma piccolina, un viso grazioso e interessante, capelli nerissimi, uno sguardo penetrante. Recitava bene ma senza il gesto perentorio della Callas e senza assalti dionisiaci. La voce non molto robusta, di buon metallo, partiva dalle note del soprano drammatico e raggiungeva, ma con una certa difficoltà, quelle del soprano leggero. All'inizio della carriera pareva volesse essere più Lucia e Gilda che Leonora o Aida poi chiara- mente si orientò verso il repertorio del soprano drammatico secondo la lezione della Callas, ossia quella del belcantismo ottocentesco che pareva cancellato dall'esperienza verista.
Il debutto areniano della Gencer avvenne con il Ballo in maschera del '62. La parte era decisamente quella del soprano drammatico. Forse perché impaurita dal grande spazio, e nel timore di non essere sentita, la Gencer cantò senza insistere su chiaroscuri, o pianissimo. Ne venne una interpre- tazione di tutto sbalzo del personaggio di Amelia sia nella parte vocale che nella parte scenica. Piacque al pubblico e piacque alla critica, così l'anno dopo venne chiamata per cinque recite di Aida, tre dirette da Serafin e tre dirette da Gavazzeni, i due maestri che dell'acustica areniana conoscevano ogni segreto. È assai probabile che la Gencer abbia approfittato dei loro consigli per la resa perfetta del personaggio della schiava etiope. Abbandonò il canto spiegato e disteso che aveva usato nel Ballo e ricorse a tutte quelle mezze tinte che si addicevano a quell'umbratile figura del Verdi più maturo, quasi al limite della vecchiaia. Ebbe certo le sue impennate nelle frasi scultoree dei duetti con Amneris e col padre Amonasro, ma letteral- mente incantò nel "Numi pietà" o nel "Là tra foreste vergini". Quei pianis- simi non si perdevano, anzi, nell'Arena zeppa di folla, venivano chiaramente percepiti anche nei più lontani gradoni. Inutile dire che il punto di maggior tensione era raggiunto nei "Cieli azzurri" del terzo atto. In questi momenti di estatico rapimento la Gencer faceva veramente ricordare la Callas, non perché la imitasse ma per il colore della frase musicale.
Quasi per confrontarsi con la divina, la Gencer, ancora una volta diretta da Gavazzeni, inaugurava la stagione del 1965 con Norma. La scena montata da Pino Casarini mancava di un'idea unitaria, ma rendeva abba- stanza bene l'atmosfera dell'opera e di conseguenza giustificava la regia di Sandro Bolchi. Ad esempio, la prima scena rappresentava la foresta d'Irminsul e tra le sacre antiche piante Norma ritornava un attimo ancora dopo essere uscita con il corteo per vedere se di lontano Pollione l'avesse seguita come ai giorni del primo amore. La Gencer era ormai di casa all'A- rena, ma non si permetteva di defraudare di una nota il suo pubblico. Dopo il "Pace v'intimo" cantava "Il sacro vischio io mieto" come in un sospiro dolcissimo. Era il giusto preludio alla preghiera "Casta diva". Negli atti seguenti predominava ora il tono elagiaco ora il tono furente e dramma- tico, ma era nel finale che la cantante otteneva con Gavazzeni i più alti esiti per quel senso di catarsi nell'anelito alla morte liberatrice che pareva ricor- dare quella della tragedia classica. Tale era la tensione, dal duetto “In mia mano alfin tu sei" alla preghiera "Deh non volerli vittime" che, finita l'opera, la Gencer aveva bisogno di qualche minuto per ricomporsi ed apparire alla ribalta.
Assai lodata la presenza della Gencer nella Messa da requiem di Verdi, il 9 agosto 1966, sotto la direzione di Antonio Votto. Il fatto di essere un soprano drammatico di agilità le permetteva di passare nel "Libera me Domine" con grande facilità dai momenti della paura del castigo ai momenti della fiducia nella divina misericordia. Era presente in quell'anno anche nell'Aida con Bergonzi e la Cossotto, tre voci eccezionali per una buona direzione di Capuana e una bella regia di Herbert Graf. Non mancava come elemento di discussione l'intervento spettacolare del Corpo di Ballo del Teatro Kirov di Leningrado.
Sempre sotto la direzione di Capuana, la Gencer affrontava nel 1967 la parte di Leonora nella Forza del destino e nel '68 l'altra Leonora, quella del Trovatore. Volente o nolente la Gencer riprendeva il repertorio che in Arena era stato della Callas. E della Callas ricordava qualche momento, come ad esempio in "D'amor sull'ali rosee" del Trovatore eseguita con tutte le finezze del belcanto ottocentesco. Era una lezione che la Gencer lasciava all'Arena, lezione non seguita, come tutte le lezioni degli ottimi maestri. Per continuare la tradizione del soprano drammatico di agilità bisognerebbe che ci fossero voci eccezionali come quella della Callas e della Gencer, ma i miracoli non accadono ogni giorno.

Recording Excerpts [1968.07.21]
Tacea la notte placida Act I "Il Duello" Scena II
Di geloso amor sprezzato Act I "Il Duello" Scene V
E deggio ... e posso crederlo? Act II "La Gitana" Scene IV
Quale darmi fagor... A si ben io... Di quella pira Act III "Il figlio della zingara" Scene VI
D'Amor sull'ali rosee Act IV "Il supplizio" Scene I
Mira d'acerbe lagrime Act IV "Il supplizio" Scene II
Prima che d'altri vivere Act IV "Il supplizio" Scene IV

IL TROVATORE    

Giuseppe Verdi (1813 - 1901)                                         
Opera in four acts in Italian
Libretto: Salvatore Cammarano from Spanish drama of the same tittle by Atonio Garcia Gutiérrez
Premièr at Teatro Apollo, Rome – 19 January 1853
12, 14 November 1964                                    
Municipal Auditorium, New Orleans

Conductor: Knud Andersson
Chorus master: Knud Andersson
Stage director: Tito Capobianco
Scene and costumes: L.J. Arthur

Count di Luna RICHARD TORIGI baritone

Ferrando di Luna’s captain of the guard NICOLA MOSCONA bass
Manrico a chieftain under the Prince of Biscay and reputed son of Azucena GIOVANNI CONSIGLIO tenor
Duchess Leonora lady-in-waiting to the Princess of Aragon LEYLA GENCER soprano
Ruiz a soldier in Manrico’s service JACK O’NEILL tenor
An Old Gypsy ROBERT LANE baritone
Inez confident of Leonora LYDIA NEUMANN soprano
Azucena a Biscayan gypsy woman IRENE KRAMATICH mezzo-soprano

Time: Fifteenth Century
Place: Biscay and Aragon

 Recording date


Promotion Photo 
Photo © Ceretti, Trieste


ST. BERNARD VOICE
1964.11.20

OPERA MAGAZINE
1965 January

New Orleans. The 1964 New Orleans autumn season comprised five operas, each given twice Otello, La Sonnambula. Werther, 11 Trovatore, and Madama Butterfly. I saw the second of the two Trovatore performances, or rather three of the four acts, for a combination of heat, humidity and something eaten on the plane, made me leave the theatre at the third interval.
The title-role was sung with little finesse and much noise and off-key singing by Giovanni Consiglio, whose only attribute I could see, was that he looked rather like Gigli. Leyla Gencer looked magnificent as Leonora, and did some nice things in the aria and trio. Richard Torigi was an unsubtle Count of Luna in all respects, and Irene Kramarich, who obviously possesses wonderful vocal potential as yet unrealized, was the Azucena. The veteran bass, Nicola Moscona, was what I believe one best describes as an 'authoritative' Ferrando.
Knud Andersson, who worked in Germany until 1953, got some crisp playing from his orchestra, and held the often-precarious ensemble together in a miraculous manner. Tito Capobianco likewise succeeded in imposing some semblance of order on the stage, though the sword and anvil play would not have deceived a child. 

Recording Excerpt [1964.11.12]
Tacea la notte placida Act I "Il Duello" Scena II
D'Amor sull'ali rosee Act IV "Il supplizio" Scene I
Mira d'acerbe lagrime Act IV "Il supplizio" Scene I

IL TROVATORE    

Giuseppe Verdi (1813 - 1901)                                         
Opera in four acts in Italian
Libretto: Salvatore Cammarano from Spanish drama of the same tittle by Atonio Garcia Gutiérrez
Premièr at Teatro Apollo, Rome – 19 January 1853
June 1958 (2 Performances)
Opernhause, Zurich

Conductor: Eduard Hartogs
Chorus master: n/a
Stage director: n/a
Scene and costumes: n/a
 
Count di Luna ETTORE BASTIANINI baritone
Ferrando di Luna’s captain of the guard n/a bass
Manrico a chieftain under the Prince of Biscay and reputed son of Azucena PIERO MIRANDA FERRARO tenor
Duchess Leonora lady-in-waiting to the Princess of Aragon LEYLA GENCER soprano
Ruiz a soldier in Manrico’s service n/a tenor
An Old Gypsy n/a baritone
Inez confident of Leonora n/a soprano
Azucena a Biscayan gypsy woman LUCIA DANIELI mezzo-soprano
 
Time: Fifteenth Century
Place: Biscay and Aragon

OPERA MAGAZINE

1958 September

Zurich. The operatic programme of the Festival has included no new works this year, though there were two new productions' Oedipus Rex (Maria Davenport, Helmut Melchert) and Figaro (Hilde Koch, Vera Schlosser, Edith Mathis, Hilde Biichel, Heinz Rehfuss, Heinz Borst, Rold Bottcher, Charles Gillig). There were also seven gala performances: Fidelio (Heinz Imdahl, Symonette, Sebastian Feiersinger, Helga Pilarczyk and Birgit Nilsson; Hans Knappertsbusch); Magic Flute (Josef Greindl, Ernst Hafliger; Reinshagen); Il Trovatore (Leyla Gencer, Lucia Danieli, Piero Miranda Ferraro, Ettore Bastianini; Hartogs); Entführung (Hafliger, Eva Maria Rogner, Ingeborg Friedrich; Erismann); Traviata (Virginia Zeani, Ferrando Ferrari, Bastianini; Kampel); Tosca (Nilsson, Eugenio Fernandi, Imdahl; Hartogs).

IL TROVATORE    

Giuseppe Verdi (1813 - 1901)                                         
Opera in four acts in Italian
Libretto: Salvatore Cammarano from Spanish drama of the same tittle by Atonio Garcia Gutiérrez
Premièr at Teatro Apollo, Rome – 19 January 1853
28, 30 March, 04 April 1959                      
Teatro Comunale, Genova (Teatro Carlo Felice)

Conductor: Oliviero de Fabritiis
Chorus master: n/a
Stage director: Franco Zeffirelli
Scene: Franco Zeffirelli
Costumes: Ditta Saphas


Count di Luna ANSELMO COLZANI baritone
Ferrando di Luna’s captain of the guard AGOSTINO FERRIN bass
Manrico a chieftain under the Prince of Biscay and reputed son of Azucena FRANCO CORELLI tenor
Duchess Leonora lady-in-waiting to the Princess of Aragon LEYLA GENCER soprano
Ruiz a soldier in Manrico’s service n/a tenor
An Old Gypsy LODOVICO POLOTTO baritone
Inez confident of Leonora LORETTA DI LELIO soprano
Azucena a Biscayan gypsy woman FEDORA BARBIERI mezzo-soprano

Time: Fifteenth Century
Place: Biscay and Aragon

Photos © FOTO LEONI, Genoa






CONTRACT FOR THE PERFORMANCES

1959.03.12

OPERA MAGAZINE
1959 June

OPERA MAGAZINE
1959 December

LA REPUBBLICA
2011.03.27
ROBERTO IOVINO

Zeffirelli torna nel 'suo' Carlo Felice

"Sono commosso all'idea di tornare a Genova. Ho vivo in me il ricordo del vecchio Carlo Felice, una meravigliosa rovina. Lo guidava una donna eccezionale, Celeste Lanfranco, e c'era un pubblico straordinario. In condizioni inimmaginabili abbiamo creato grandi spettacoli. Si poteva contare su cast eccezionali, perché artisti eccellenti accettavano con entusiasmo di cantare in quel teatro". Ricorda così le sue lontane esperienze genovesi Franco Zeffirelli, rispondendo al telefono dalla sua casa romana.

Il grande regista firmerà il 5 aprile prossimo al Carlo Felice "Pagliacci" di Leoncavallo con la direzione di Fabio Luisi. Sarà per lui un ritorno sotto la Lanterna, dopo quarantanove anni di lontananza. Il giovane Zeffirelli era arrivato per la prima volta nel vecchio teatro del Barabino nel 1956: "Firmai una "Carmen" bellissima con Giulietta Simionato che aveva un vestito particolarmente vezzoso e interpretò la sensuale protagonista in maniera così efficace da portare lo scompiglio sul palcoscenico".
Negli anni successivi Zeffirelli ha diretto "Rigoletto" con la Moffo (1957), "Don Pasquale" e "Boris Godunov" (1958), "Barbiere di Siviglia" con Teresa Berganza e Gino Bechi e "Trovatore" con Corelli e la Gencer (1959) e poi fra il 1960 e il 1961 con Joan Sutherland ha affrontato "Lucia di Lammermoor" e "Puritani" per congedarsi dal nostro teatro nel 1962 con "La figlia del reggimento": "Genova per me è stata una grande scuola. Su quel palcoscenico ho imparato tutto quello che mi sono portato poi dietro nella mia vita professionale. E alcune di quelle produzioni le ho poi rifatte in America e in tanti teatri".
Parliamo dei suoi "Pagliacci". "L'opera di Leoncavallo costituisce una grande tentazione per chi si occupa di lirica. Nasce in una forma sbagliata, l'atto unico, che le impedisce di diventare titolo di repertorio. L'abbinamento con un altro atto unico infatti la penalizza. Io ho deciso di farne una rilettura molto forte, accesa, mettendola in scena da sola. Ho esordito ad Atene, poi a Tel Aviv, a Mosca. Ovunque ha suscitato entusiasmo".
Nella sua intensa carriera ha lavorato con grandi attori (pensiamo a Liz Taylor, scomparsa qualche giorno fa) e cantanti (dalla Callas alla Sutherland), dividendosi fra prosa, cinema, lirica. Cosa l'ha affascinata di un genere piuttosto che dell'altro? "A me affascina l'idea di raccontare una favola che faccia sognare il pubblico. E questo avviene nella prosa, come nella lirica, come nel cinema. Bisogna saper emozionare. "Pagliacci" lo sa fare anche nei confronti dei giovani. Quando lavoro io penso sempre al mio pubblico. E certo la lirica regala una possibilità che il cinema non può dare: il contatto diretto con la platea".
Ci sono opere che non ha fatto e che avrebbe voluto fare? "Ripensando al mio catalogo direi di no. Ho fatto tutto Puccini ad eccezione di "Manon Lescaut" perché l'aveva diretta già Visconti e non mi volevo cimentare con il mio Maestro. Ho fatto tante "Traviate"e poi Donizettie molto Settecento. Sono soddisfatto". Cosa pensa della situazione dei Teatri? "Viviamo un momento davvero difficile. Ma non solo in Italia. Anche il Metropolitan viaggia in brutte acque. Sono stati fatti molti errori nelle gestioni teatrali. Speriamo che si conservi l'amore per il teatro. Io ho avuto dal Governo l'autorizzazione a portare avanti la mia Fondazione che ha una splendida sede qui a Roma. Lavoreremo per i giovani, avviando una sorta di scuola delle arti e dello spettacolo, con l'obbiettivo di avvicinare le nuove generazioni al nostro mondo artistico".
Quando la vedremo a Genova? "Arriverò con molta trepidazione per la prova generale. L'allestimento è solido, non ci sono particolari problemi e io debbo ultimare la preparazione di uno spettacolo che l'11 ottobre prossimo inaugurerà il nuovo teatro del Sultanato di Oman".