MACBETH

Giuseppe Verdi (1813 - 1901)
Opera in four acts in Italian
Libretto: Francesco Maria Piave
Premièr at Florance – 14 March 1847
08, 10, 13, 15, 17 April 1969
Teatro dell'Opera, Roma

Conductor: Bruno Bartoletti
Chorus master: Tullio Boni 
Stage director: Giorgio de Lullo
Scene and costumes: Pier Luigi Pizzi
 
Lady Macbeth LEYLA GENCER soprano
                        MARGHERITA ROBERTI soprano (17 April)
Macbeth MARIO ZANASI baritone
               WALTER MONACHESI baritone (17 April)
Banquo a general CARLO CAVA bass
Macduff a Scottish nobleman GIORGIO LAMBERTI tenor
Lady-in-waiting to Lady Macbeth GIUSEPPINA MILARDI soprano
Malcolm son of Duncan n/a tenor
Doctor n/a bass

Time: 1040
Place: Scotland  
 
Photos © DUFOTO, Roma
Drawings & Sketces © PIER LUIGI PIZZI




GENCER ALLA OPERA DI ROMA 

MACBETH 
STAGIONE 1968 – 1969




Act I Scene I
Act I Scene II Nel di della vittoria
Act II Scene I Duetto Macbeth e Lady


Act II Scene II Bosco
Act II Scene III Bancetto
Act III Le Streghe e le Apparizioni
Act IV Scene I & IV Patria Oppressa
Act IV Scene II & III Sonnambulisimo








With stage director Giorgio de Lullo

























OPERA MAGAZINE                                               
1968 December

AVANTI                                                 

1969.04.03

L'UNITA                                                 
1969.04.03

CORRIERE DELLA SERA                                                
1969.04.04

AVANTI                                                 
1969.04.09

IL MESSAGGERO                                               
1969.04.09

LA REPUBBLICA                                                
1969.04.09

L'UNITA                                                
1969.04.09

THE BOSTON GLOBE                                          
1969.04.27

OPERA MAGAZINE                                               
1968 June
SISTEMA MUSICA
2002 September

Bruno Bartoletti, una vita all'opera

Maestro Bartoletti, dopo Mefistofele ritorna a Torino per dirigere Macbeth, che e la prima opera nella quale Verdi si misura con William Shakespeare. Che cosa ci dice di questo confreate tra titani?
Pensi che ci fa penino un critico che che accuso Verdi di non aver capito Shakespears Verdi si offese moltissimo e scrisse una lettera infuocata e appassionata: "Ditemi che sono un cane, che sono un cattivo musicista, ma non che non conosco Shakespeare perché lo leggo da quando ero ragazzo ed è l'autore che amo di piu" E aveva perfettamante ragione: se c'è un compositore che riescere il clima shakespeariano del Macbeth è proprio Verdi”
Un suo commento sull'orchestrazione di quest'opera, che si rivelò poi essere la grande novità del Macbeth.
«C'è una scena che vale come esempio su tutti in merito a questo aspetto: è quella del sonnambulismo, che è certamente una delle scene più belle, dal punto di vista drammatico e da quello strumentale, che Verdi abbia scritto in assoluto. Il clarinetto, gli archi con sordina, il duetto con il corno inglese: tutta la scena è immersa in questo clima allucinato, sempre sottovoce, senza mai forzare, sempre pianissimo; tutti (la protagonista, il dottore, la dama di compagnia) cantano piano, poi pianissimo, con un effetto drammatico veramente straordinario, di grande, estrema suggestione. È una delle scene più belle, assolutamente nuova nella drammaturgia verdiana, ma anche in tutta la drammaturgia di quei tempi. L'opera ne contiene ovviamente altre mirabili, ma questa sorpassa tutte. Un altro momento straordinario è quello del passaggio del re e dei nobili al seguito. Verdi ha curato la strumentazione della musica di questa scena con una precisione inusitata, prevedendo 2 oboi, 6 clarinetti in la, 2 fagotti e un controfagotto e indicandone anche la posizione sotto il palco: una marcia lentissima, lugubre, sullo sfondo come un'eco di timpani lontani. È una delle tante trovate straordinarie di cui è piena quest'opera».
Qual è la vera protagonista del Macbeth? La sete di potere o il potere della suggestione?
«Si potrebbe dire entrambe, ma, in realtà, la vera protagonista è lady Macbeth; è lei che anche dal punto di vista vocale viene trattata in modo straordinario. Ripeto, nella scena del sonnambulismo, Verdi la fa cantare come non aveva mai fatto cantare nessun altro suo protagonista. Si pensi ancora al duetto con Macbeth, tutto svolto su dei toni di pianissimo, più piano, ancora più piano, sussurrato. È quanto abbiamo già detto prima. La caratteristica dell'opera è proprio il cantare piano, il sussurrare e produrre così un clima drammatico assolutamente fuori da ogni canone. In questo modo Verdi fa sentire sempre, ovunque, anche la disperazione di Macbeth (perché Macbeth è un uomo disperato), nelle arie, nei recitativi».
Maestro, quanti Macbeth ha diretto?
«Non mi ricordo, ma non è un'opera che ho diretto tanto. L'ho diretta la prima volta quando ero direttore stabile a Roma, con la bellissima regia di Giorgio De Lullo e le scene di Pier Luigi Pizzi. Era un allestimento semplicissimo, ma pieno di effetti e di carica drammatica. Un altro Macbeth che ricordo volentieri è quello diretto a Firenze con Leyla Gencer. L'ultima volta è stato a Genova dove ho conosciuto Sylvie Valayre, la lady Macbeth di Torino, insieme con un altro grande, grandissimo protagonista: Leo Nucci, il quale rappresenta secondo me il punto di riferimento in questi anni per il Macbeth. È l'interprete ideale.
Basta pensare alla grandissima prova che ne ha dato alla Scala e poi ovunque.
Ho avuto la fortuna di dirigere Macbeth sempre con delle grandissime compagnie, ma ora poterlo fare con Nucci e con la Valayre mi aggiunge ancora gioia».
Qualche parola ancora sull'allestimento di Torino.
«È opera di un regista che stimo molto, David Pountney, il quale ha dimostrato di saper sfruttare tutto quanto sa offrire il Macbeth. Il suo allestimento è ricco di spunti interessanti, senza essere mai offensivo; al contrario, nella sua originalità, sa rispettare il clima sia shakespeariano sia verdiano dell'opera».
Lei ha diretto ovunque, a lungo e in momenti anche molto diversi. Che cosa è cambiato nel mondo teatrale nel corso della sua carriera?
«Secondo me si è giunti a una maggiore definizione e pulizia e originalità negli allestimenti, nelle regie. La parte del regista, nel mondo del melodramma, è cresciuta molto e soprattutto non a scapito della musica. È poi cambiato il modo di eseguire certi compositori, come Rossini per esempio. Mi ricordo quando Siciliani, direttore artistico del Maggio e uno dei più grandi direttori artistici che ci siano mai stati, propose un festival monografico dedicato a Rossini. L'idea di Siciliani fu straordinaria, ma tra il Rossini di allora e quello di oggi, dopo Pesaro e la musicologia e Gosset, c'è un abisso. La precisione degli studi musicologici è una conquista della musica maturata in questi cinquant'anni».
Maestro, se dovesse raccontare la sua gloriosa carriera in poche frasi (so che è impresa quasi impossibile), che cosa ricorderebbe volentieri e che cosa preferirebbe invece dimenticare?
«Credo che sia normale che, in una lunga carriera come la mia, ci siano momenti che non si ricordano volentieri, ma se devo essere sincero, per quel che mi riguarda, nemmeno così tanti alla fin fine. Quello che ho fatto l'ho sempre fatto con impegno, anche se in alcuni casi non ho ritenuto fosse il caso di replicare... Le cose belle sono innumerevoli: le prime che mi vengono in mente però non sono opere particolari, ma operazioni, anche giovanili, che mi sento di poter dire che mi appartengono: la prima è la rivalutazione del Verdi prima maniera. L'Attila a Firenze tantissimi anni fa con Boris Christof, i Due Foscari a Roma, I Masnadieri; tutte opere che ho diretto da giovane, consapevole dell'importanza da un punto di vista musicologico, della ripresentazione di opere un po' misconosciute di Verdi. La seconda riguarda la musica contemporanea; certo mi fa piacere poter dire che il primo Wozzeck rappresentato a Firenze l'ho proposto e l'ho diretto io, il primo Angelo di fuoco a Firenze idem come sopra, e ancora la prima Lulu a Firenze; non solo, potrei dirlo di Chicago, di Roma e di tanti altri teatri; potrei ricordare uno spettacolo bellissimo che era La condanna di Lucullo di Paul Dessau alla Scala con la regia di Giorgio Strehler, oppure la prima italiana del Naso di Šostakovič, un altro spettacolo che mi è rimasto nel cuore, nella fantasia, nel ricordo. Era durante il Maggio Musicale dedicato all'Espressionismo e mi ricordo ancora il cast stupendo, ma soprattutto la collaborazione con due grandi personaggi, Eduardo De Filippo e Mino Maccari che aveva fatto le scene. Lo facemmo alla Pergola e poi alla Scala e a Roma con cinquanta giorni di prove. Era uno spettacolo davvero difficile. Aver collaborato con questi personaggi è stato sempre motivo di piacere e orgoglio. Un altro spettacolo che ricordo con immensa soddisfazione è la prima esecuzione a Chicago della Lady Macbeth di Šostakovič, altra opera bellissima che dovrebbe essere rappresentata più spesso in Italia; era con la regia di un altro grande, il rumeno Liviu Ciulei.
Un altro personaggio, che sento legato alla mia vita, è Maria Callas. È ricordata come la diva della Scala e sono in pochi a sapere che invece svolse la sua grande carriera a Firenze, dove ha cantato tutte le cose che l'hanno resa mitica, dalla Norma, all'Armida, ma soprattutto la Medea, che interpretò per la prima volta diretta da Vittorio Gui e non, come tutti pensano, a Milano sotto la direzione di Bernstein. Queste cose sono rimaste nel mio cuore, è inevitabile. L'ultimo amore della mia vita è stato Puccini. Ricordo con piacere l'incisione di qualche anno fa, con Mirella Freni in tutte e tre le parti femminili, del Trittico.
Poi sono legato al ricordo di tanti teatri: ovviamente Firenze, la mia città, dove ho debuttato ormai quarantanove anni fa, il 17 dicembre 1953 (fra un anno celebrerò quindi il mio cinquantenario!), poi Roma, il Colon di Buenos Aires (dove ho diretto la prima mondiale del Don Rodrigo di Ginastera!) e ovviamente Chicago, che posso considerare quasi mio perché ne sono stato il direttore artistico dal 1964 al 1997 (ora ho solo una carica onorifica). Ma pensi anche quanto ho diretto a Torino, quando ancora il Teatro Regio non era stato ricostruito! Come dimenticare tutto ciò?»

CUMHURİYET DAILY NEWSPAPER

2011.12.09
ZEYNEP ORAL

Roma'yı fetheden 'Macbeth'
 
Geçen mayıs ayında, Milano havaalanında uçak beklerken bir de baktım karşı köşede o oturuyor. Hemen gidip kendimi tanıttım. 1974'te benim yazıp Beklan Algan'ın sahnelediği "Adsız Oyun"u İstanbul'da seyretmişliği vardı, sonradan bin kez tanışmışlığımız, karşılaşmamız vardı. Elbet hatırlamadı, ama hatırlarmış gibi yaptı... Ve tam bir saat boyunca oturdu bana hayalindeki "Macbeth" operasını anlattı.
O, dünyanın sayılı yönetmenlerinden, Alman dışavurumculuğunu tiyatroda doruklara taşımış, klasiklerin çağdaş yorumuyla ünlenmiş, usta tiyatro adamı Peter Stein'di.
Günümüzün bir başka "devi", Maestro Riccardo Muti'nin yönettiği, Peter Stein'in rejisörlüğünü üstlendiği Verdi'nin "Macbeth" operası bu yaz ilk kez Salzburg Festivali'nde seyirci karşısına çıktı. Yer yerinden oynadı... Roma operası, önceki hafta, yeni opera mevsimini iki ustanın gerçekleştirdiği bu eserle açtı. Roma'da kitap imza günlerimde bu muhteşem prodüksiyonu izleme olanağı buldum. İşte izlenimlerim:
Müzik-tiyatro bütünlüğü
Besteci Verdi hayatta olup bu yapımı görseydi hiç kuşkum yok çok mutlu olurdu. Yaşamı boyunca en çok istediği/kolladığı özelliği iki usta bir araya getirmişti. Müzikle tiyatro öğeleri, dramatik yapının bütünlüğü harikulade bir biçimde sahneden bize yansıyordu. Biri ötekini ezmiyor, yok saymıyordu. İkisi birbirine sonsuz saygılıydı.
Muti yönetimindeki Roma Opera Orkestra ve Korosu her notanın hakkını verirken sahnede hiç eksilmeyen gerilim, soluğumuzu tutmamıza neden oluyordu.
Peter Stein, bu eserdeki tüm bale sahnelerini kaldırmıştı. (Müziğini değil, sadece balerinleri.) Bence çok da iyi etmişti, böylelikle Verdi'nin muhteşem müziğini karanlıkta dinleme ve odaklanma olanağı buluyorduk.
İktidar hırsı ve tutkusunun esiri Macbeth ve Lady Macbeth'in adım adım iktidara yürüyüşleri, Roma Operası'nın sahnesinde minimalist bir dekor (Ferdinand Wögerbauer) ve Rönesans dönemini anımsatan görkemli kostümler (Anna Maria Heinreich) içinde ilerledi. Haksız elde edilen politik gücün, zulme, kıyıma dönüşmesini izledik.
Macbeth rolünde Bariton Dario Solari gücü kadar zayıflığını da yansıtabilen bir kişilik yaratmıştı. Geniş bir ses yelpazesine sahipti. Lady Macbeth rolünde Rus soprano Tatiana Serjan oyunculuğundan çok mükemmel sesinin gücüyle öne çıkıyordu. Gerek bu iki sanatçının her aryası gerek Macduff rolünde tenor Antonio Poli'nin eşsiz aryası büyük alkışlarla karşılanıyordu.
Peter Stein operadaki cadılar korosunu da değiştirmiş, cadıları, tıpkı Shakespeare'in oyunundaki gibi üçe indirmiş ve "yaratık"a dönüştürmüştü. Kadınlar Korosu artık cadı değil, orman görünümündeydi.
Unutulmaz sahneler
Gözümün önünden asla gitmeyecek kimi sahneleri şöyle paylaşabilirim: Kamuflaj içindeki askeri gücü de anımsatan Orman'ın (Koronun) adeta başlı başına bir kişiliğe bürünmesi... Cadıların ormandaki var olma biçimleri (koreografi: Lia Tsolaki)... Erkekler korosunun zaman zaman taş kesmesi ve arka fonda güçlü ışığa karşı adeta mezar taşlarına ya da karanlık adamlara "derin devlete" dönüşmesi (ışık: Joachim Barth)... Ziyafet sahnesinin adeta Leonardo da Vinci'nin tablolarına dönüşmesi... Lady Macbeth'in uykuda gezer sahnesi...
İktidar gücünü sürdürmek için daha çok zulüm ve baskıya yönelen Macbeth'in cadılarla son buluşmasından sonra kendinden geçip uykuya daldığı bir sahne vardır: O sahnede Peter Stein ansızın sahneye 10-15 kadar çocuk saldı. Hepsi bembeyaz giysiler içinde, sadece sahnede dolaştılar ve sonra sahneden çıktılar...
O birkaç dakika, yeryüzünde bugün süregelen tüm zulmü lanetlememize yetti.
Bir kez daha Shakespeare'in çağdaşlığını, Verdi'nin yaratıcılığını, sanatın sonsuzluğunu iliklerime kadar duydum.
Sanatın gücü
"Macbeth" sona erdiğinde, o hınca hınç dolu, görkemli Roma Operası ayağa kalktı. Alkışlar dinmek bitmedi. (İyi ki yaşıyorum... iyi ki yaşıyorum...)
Şimdi söyleyebilirim: Roma Operası'nda eseri izlerken sanki yanımda hep Leyla Gencer vardı. Elimdeki program kitabında sayfa sayfa onun resimleri vardı. Onun Lady Macbeth'ini öyle çok dinlemiştim ki. Eleştirmen Marrio Messinis'e göre "Callas'tan beri dünya ilk kez böyle bir Lady Macbeth görüyor... Gencer yorumuyla Birgit Nilsson, Leonie Rysanek ve Inge Borkl"un yorumlarını geride bırakıyor"du...
Temsilden sonra Maestro Riccardo Muti'yi kutlamaya gittim. "Ah İstanbul, çok gelmek istiyorum, sadece tatil için..." diyordu.
O İstanbul tatilini düşlerken ben, onun Leyla Gencer'le çalıştığı "Macbeth"i düşünüyordum: Şöyle demişti Maestro: "Leyla Gencer, söylediği her söze, her notaya evrensel bir anlam kattı."

Recording Excerpts [2007.04.23]

Pier Luigi Pizzi, regista, scenografo e costumista, ricorda le sue scene e costumi creati per il Macbeth di Verdi andato in scena all'Opera di Roma nell'aprile del 1969 con la regia di Giorgio De Lullo e Leyla Gencer come protagonista. Frammeto di un'intervista tenuta presso la trasmissione radiofonica La barcaccia il 23 aprile del 2007.